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"Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere." Piero Manzoni,1960

lunedì, agosto 01, 2005

Jean-Jacques Rousseau



Jean-Jacques Rousseau
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Jean-Jacques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 - Ermenonville, Dipartimento dell'Oise, 2 luglio 1778) filosofo amico di Diderot, che gli commissionò alcuni articoli di musica per l'Encyclopédie. Nel 1754 compose il Discorso sulle origini della disuguaglianza fra gli uomini. Con il trattato politico Il contratto sociale (1762) difese la volontà popolare contro il diritto divino dei re e contribuì a preparare il terreno ideologico sul quale si sviluppò la Rivoluzione francese procurandosi con le sue opere polemiche e anticonformiste, l'ostilità dei potenti di Francia e Svizzera.
Nei due Discorsi del 1750 e del 1754 Rousseau svolge una critica morale della società contemporanea, giudicata falsa e corrotta, avida, ambiziosa, tesa alla sopraffazione. Rousseau sostiene che tali mali non sono connaturati all'uomo, bensì connessi alla disuguaglianza economica. Alla società coeva egli opponeva uno stato di natura in cui gli uomini vivevano "liberi, sani, buoni e felici". In tal modo, Rousseau si contrappose agli altri illuministi, in quanto all'ottimismo scientifico e filosofico di questi sostituiva una visione morale fondata sui valori dell'interiorità e sulla considerazione dello stato presente come condizione di decadenza e di corruzione rispetto a uno stato originario.

La tomba di Rousseau nella cripta del Panthéon, Parigi
Con Il contratto sociale, Rousseau delineò un modello di convivenza politica in cui l'individuo, pur obbedendo alla legge, non cessava però di essere libero, poiché la legge, anziché essere espressione dell'arbitrio di un sovrano assoluto, esprime la volontà generale, quindi, obbedendo a essa, l'individuo obbedisce a se stesso, poiché l'io di ciascuno si identifica con l'io di tutti.
Rousseau teorizzò un programma educativo basato sul concetto di "educazione negativa", ossia di un'educazione che "non inculca alcuna virtù, ma previene il vizio; non insegna la verità, ma preserva dall'errore consentendo il libero sviluppo della personalità. Rousseau pur condividendo lo spirito dell'illuminismo, per la sua appassionata difesa della ragione e dei diritti degli individui, anticipò alcuni aspetti del romanticismo, difendendo il sentimento e l'esperienza soggettiva, corrente quella dei preromantici rivalutata dalla critica letteraria.
Rousseau aveva un carattere burbero e solitario che lo portò ad escludersi dall'elite francese che scrisse L'Enciclopedia (opera alla quale contribuì, comunque, con la redazione di un certo numero di voci, tra cui la celebre "Economia politica") e a muoversi di stato in stato. Il suo isolamento fu poi il frutto delle Confessioni, nato come uno scritto a proposito della vita e dei pensieri di un uomo (Rousseau appunto) divenne poi una sorta di difesa dagli attacchi che i filosofi contemporanei lanciavano su di lui.

L'educazione e lo Stato
L'opera "L'Emilio e l'educazione", in particolare la critica ai metodi violenti usati nelle scuole, ne fanno il padre della pedagogia moderna e il punto di separazione fra pedagogia pre e post-rosseauiana. Curiosamente, come altri grandi pedagoghi, non fu per nulla affettuoso padre dei suoi figli, ma grande educatore al di fuori della famiglia.
Il suo ideale di Stato è che vi siano leggi giuste coincidenti con la volontà dei cittadini all'unisono, ossia che non serva la forza della legge ma basti la volontà dei cittadini a farle rispettare; al limite superare la legge con dei cittadini ben disposti ma anche consapevoli di ciò che è rispettoso e lecito, agendo di conseguenza. Il compito alto di formare cittadini consapevoli è affidato all'educazione.
Si dichiara contro la proprietà privata, e pensa che la legge sia un accordo creato dai ricchi per mantenere il loro potere ed i magistrati siano quelli che la fanno rispettare, in quanto i poveri hanno bisogno dei ricchi ma anche i ricchi hanno bisogno dei poveri.


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